Costruito dai Romani durante il I secolo, veniva utilizzato per trasportare l’acqua di una fonte naturale che si trovava vicino alla spiaggia, ed accanto alla quale i Romani avevano costruito anche una serie di vasche per la conservazione dei pesci vivi. Grazie agli studi dello storico inglese Paul R. Davis sappiamo oggi che nei depositi più interni venivano trasportati i tonni di maggiori dimensioni, che poi venivano – per lo più – venduti ed esportati. S’Argamassa divenne un vero e proprio “stabilimento”, dove venivano prodotte e conservate le acciughe sotto sale e dove si preparava il Garum (una salsa preparata con interiora di pesce, che si usava in tutto il Mediterraneo per accompagnare i vari piatti), che poi veniva venduto in anfore di terracotta.

acquedotto romano

Nel 1985, nella parte dell’acquedotto più vicina al mare, si iniziarono una serie di scavi, che portarono alla luce diverse vasche in pietra (le maggiori di 2,90 x 2.00 mt). Tra il 1986 ed il 1987 gli scavi si concentrarono nella parte più settentrionale, ed a questi si deve la scoperta di stanze probabilmente utilizzate come abitazioni. L’incertezza è d’obbligo, dato che gli scavi hanno anche stabilito le diverse popolazioni che hanno, senza dubbio, utilizzato S’argamassa: si passa dall’epoca tardo-punica alla Romana Imperiale, per finire alla Bizantina: non si sa quindi per certo l’utilizzo che ognuna di queste abbia fatto delle stanze scoperte.